CONVEGNO REGIONALE

CONVEGNO REGIONALE

Ore 9,00 Accoglienza,registrazione dei partecipanti e colazione;

“ 10,00 Introduzione al Convegno
Saluto di Remo Di Pinto, Presidente Regionale O.F.S.
Saluto di Flavia Malatesta, Presidente Regionale Gi.Fra,
“ 10,45 Tavola rotonda sul tema:

“Coscienza e dialogo nella logica dell’Accoglienza”

introdotta da alcune sequenze del film:

“Il Giorno, la Notte. Poi l’Alba”
Francesco d’Assisi, Federico II e l’idea di un
nuovo mondo possibile

Partecipano:

Paolo Bianchini Regista del film
Fr. Vittorio Trani Ministro Provinciale OFM Conv.
Sr. Anna Maria Villa Suore Cappuccine di Madre
Rubatta (Mi)
Coordina: Remigio Russo

“ 12,30 Celebrazione S. Messa
“ 13,30 Tempo di riflessione e digiuno
(con offerta libera del corrispettivo del pasto)
“ 14,30 Intrattenimento e animazione a cura della Gi.Fra.
“ 16,00 Musica e testimonianza a cura di Don Giosy Cento
“ 17,00 Conclusioni e chiusura del convegno

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
PER LA QUARESIMA 2011

“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo,
con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12)
Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno. Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).
1. Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, “divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo” (Omelia nella Festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010). San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro. Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze. La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente.
L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che “io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,10-11). Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.
Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva. I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare “più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale” (Cost. Sacrosanctum Concilium, 109). Da sempre, infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.
2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore – la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico – che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui.
La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra condizione dell’uomo su questa terra. Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via, verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n. 25). E’ un deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi, sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta “contro i dominatori di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12), nel quale il diavolo è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.
Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell’uomo. La comunità cristiana prende coscienza di essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, “in disparte, su un alto monte” (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (v. 5). E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di seguire il Signore.
La domanda di Gesù alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4,7), che viene proposta nella liturgia della terza domenica, esprime la passione di Dio per ogni uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio del dono dell’ “acqua che zampilla per la vita eterna” (v. 14): è il dono dello Spirito Santo, che fa dei cristiani “veri adoratori” in grado di pregare il Padre “in spirito e verità” (v. 23). Solo quest’acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza! Solo quest’acqua, donataci dal Figlio, irriga i deserti dell’anima inquieta e insoddisfatta, “finché non riposa in Dio”, secondo le celebri parole di sant’Agostino.
La “domenica del cieco nato” presenta Cristo come luce del mondo. Il Vangelo interpella ciascuno di noi: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. “Credo, Signore!” (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi voce di ogni credente. Il miracolo della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l’unico nostro Salvatore. Egli illumina tutte le oscurità della vita e porta l’uomo a vivere da “figlio della luce”.
Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la risurrezione di Lazzaro, siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza: “Io sono la risurrezione e la vita… Credi questo?” (Gv 11,25-26). Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità, insieme a Marta, tutta la speranza in Gesù di Nazareth: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (v. 27). La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a superare il confine della morte, per vivere senza fine in Lui. La fede nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza: Dio ha creato l’uomo per la risurrezione e per la vita, e questa verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all’economia. Privo della luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza.
Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale, particolarmente nella Grande Veglia nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo rinati “dall’acqua e dallo Spirito Santo”, e riconfermiamo il nostro fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per essere suoi discepoli.
3. Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato come Amore (cfr 1Gv 4,7-10). La Croce di Cristo, la “parola della Croce” manifesta la potenza salvifica di Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e portargli la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa – e non solo di superfluo – impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31).
Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita. Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: “Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni…”. Conosciamo il giudizio del Signore: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita…” (Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia.
In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che “le sue parole non passeranno” (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui “che nessuno potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna.
In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte di Cristo” (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo.
Cari fratelli e sorelle, mediante l’incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il cammino di conversione verso la Pasqua ci conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come Lei nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna.
Dal Vaticano, 4 novembre 2010

BENEDICTUS PP. XVI

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programma

Programma Marzo — Maggio

Domenica 13 Marzo I dom Quaresima ritiro di quaresima

Lunedì 14 Marzo Filmografia “Benvenuti al Sud “

Lunedì 21 Marzo catechesi P. Sergio

Lunedì 28 Marzo Via Crucis meditata

Giovedì 31 Marzo preparazione adorazione solo gruppo
Frate Bernardo ( Gv 9,1-41)

Domenica 03 Aprile Convegno Regionale (1)

Lunedì 04 Aprile non ce incontro

Giovedì 07 Febbraio Adorazione eucaristica

Lunedì 11 Aprile III gruppo catechesi sussidio
Frate Elia (Cap 9)

Lunedì 18 Aprile catechesi P. Sergio

Domenica 24 Aprile Pasqua

Lunedì 25 Aprile Lunedì dell’Angelo

Giorno 31 – 01 Aprile 6°Convegno Probandi- Novizi-Neo Professi (2)

Lunedì 02 09 16 23 30 Maggio Rosario comunitario con la parrocchia

Domenica 29 maggio Incontro interzonale (3)

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adorazione eucaristica

ADORAZIONE EUCARISTICA
«…Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai». (Is 49, 15)

INTRODUZIONE:
Rileggiamo il vangelo delle Beatitudini di Matteo (5, 1-12a) attraverso un percorso fatto di ascolto accogliente, silenzio fecondo, preghiera del cuore, meditazione, canti di gioia.
Ci sarà un maestro che ci guiderà in questo cammino, è lo Spirito Santo. Invochiamolo perché il suo fuoco scaldi i nostri cuori, li renda capaci di scelte coraggiose, adulte, che suscitino domande in chi ci incontra.
Lasciamoci invadere dal dono della santità di Dio. E’ lui che bussa alla porta dei nostri cuori. Apriamogli, facciamogli spazio. Entrerà troverà posto e farà festa con noi!

CANTO

PROCLAMAZIONE: dal Vangelo secondo Matteo [6, 24-34]

“Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.”

Pausa di silenzio (10 sec.)

1) LETTORE (Maria Concetta):

(v. 24)“Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.”

Mammona è un espressione aramaica per indicare l’idolo della ricchezza, il dio denaro, essa interferisce nel rapporto con il vero Dio. L’uomo deve scegliere chi servire se Dio o la mammona; non si possono servire entrambi perché hanno esigenze diverse. Il vero tesoro dell’uomo non sono le ricchezze, il denaro o il possesso dei beni materiali, ma le opere buone che danno accesso al regno di Dio; un investimento importante per il cielo, dove il Signore ricompenserà i suoi figli generosi.Chi invece lega il suo cuore ai beni terreni vive di preoccupazioni continue, di come accrescerli, la paura di essere derubato,e si logora la vita spesso senza godere di quello che possiede. Chi invece cerca il bene celeste, l’amore fraterno, la bontà, la giustizia, la misericordia non ha di queste preoccupazioni perché il suo tesoro è nelle mani di Dio. Dio non è contrario alla ricchezza nè alla povertà ma è per la giusta misura ovvero per la condivisione.

CANTO

SILENZIO (8 min.)

2) LETTORE (Maria Grazia):

“Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?”

SE CI ABBANDONIAMO CON FIDUCIA A DIO NON AVREMO INQUIETUDINE, NE PREOCCUPAZIONI PERCHE’ SAPREMO RICONOSCERE CHE L’AMORE DI DIO E’ DESTINATO A NOI. IL PADRE SA INFATTI TUTTO CIO’ DI CUI ABBIAMO BISOGNO E COME SI PRENDE CURA DEGLI UCCELLI DEL CIELO E DEI GIGLI DEL CAMPO, FARA’ MOLTO DI PIU’ CON NOI. SE L’UCCELLO AVESSE PAURA PERCHE’ DOMANI PUO’ ARRIVARE IL CACCIATORE O IL FALCO, NON CANTEREBBE E NON VOLEREBBE PIU’. SE IL GIGLIO TEMESSE LA TEMPESTA NON FIORIREBBE PIU’. GESU’ INVITA I SUOI DISCEPOLI E QUINDI ANCHE NOI AD IMPEGNARCI, A LAVORARE, MA CON LA CONSAPEVOLEZZA CHE AGLI OCCHI DI DIO LA VITA VALE PIU’ DEL CIBO ED IL CORPO PIU’ DEL VESTITO. IL CIBO CI DEVE SERVIRE PER IL GIUSTO SOSTENTAMENTO, OGGI INVECE SIAMO MOLTO GOLOSI ED ADDIRITTURA PER QUALCUNO IL CIBO E’ DIVENTATO UN MEZZO CON IL QUALE ROVINARSI O ADDIRITTURA PERDERE LA VITA COME L’ANORESSIA O LA BULIMIA. PERCHE’ SI E’ PERSO IL GIUSTO SENSO DEL CIBO. COSI’ PURE PER IL VESTITO; QUANTI NEGOZI DI ABBIGLIAMENTO CI SONO NELLE NOSTRE CITTA’? SEMBRA CHE LA MERCE PIU’ RICHIESTA SIA PROPRIO QUELLA DEI VESTITI ALLA MODA, UNA CONCENTRAZIONE SULL’APPARIRE, SUL MOSTRARSI ED ESSERE VISTI. NE SONO CONTAGGIATI TUTTI, UOMINI, DONNE BAMBINI ED IN PARTICOLARE I GIOVANI. UN’ILLUSORIA IDENTITA’ AFFIDATA ALLE GRIFFES PER SENTIRSI VIVI IN Un MONDO DI COMPARSE. DIMENTICANDO COSI’ CHE IL VESTITO DOVREBBE SERVIRE SOLO A RIPARARSI DAL FREDDO O DAL CALDO.
DOBBIAMO OCCUPARCI MENO DELLE COSE E PIU’ DELLA VITA VERA, FATTA DI RELAZIONI, DI LIBERTA’, DI AMORE. DOBBIAMO VIVERE CON LA CONSAPEVOLEZZA E LA FIDUCIA CHE UN DIO C’E’ E CHE QUESTO DIO CI E’ PROPIZIO. REAGIRE AL BISOGNO FIDUCIOSI, NON CON L’ANSIA DI CHI NON SA SE AVRA’ IL NECESSARIO, MA CON LA FIDUCIA CHE QUESTO GLI E’ PROMESSO PER OGNI GIORNO. NON POSSIAMO DIRE DI AMARE QUALCUNO SE NON CREDIAMO IN LUI E SOPRATTUTTO NON CREDIAMO NELL’AMORE CHE QUELLA PERSONA DICE DI AVERE PER NOI. DOBBIAMO AVERE FIDUCIA VERSO LE PERSONE CARE E CHE CI AMANO COSI’ CHE QUESTO ATTO DI FIDUCIA DIVIENE NUTRIMENTO PER I NOSTRI RAPPORTI.
A MAGGIOR RAGIONE QUINDI SE ABBIAMO FIDUCIA DELLA PERSONA CHE CI AMA DOBBIAMO FIDARCI DELL’AMORE DI DIO CHE CI PROMETTE DI NON DIMENTICARCI MAI, ED IN LUI DAVVERO TROVIAMO: RIPOSO, SPERANZA, SICUREZZA.

CANTO

SILENZIO (8 min.)

3) LETTORE (Giovanna):
“E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”

Questo versetto mette in evidenza la GRANDEZZA di Dio e la NULLITA’ dell’uomo.
Gesù esorta l’umanità ad avere grande fiducia nella generosità del Creatore…. che è anche il Padre …….sapendo che la fiducia esclude l’ANSIA e porta l’uomo a non angustiarsi per le difficoltà di ogni giorno, pensando anche a quelle del futuro.
Esso è chiamato ad avere fiducia in Dio, che è Padre…….fiducia di essere come bambini che di fronte alle difficoltà si buttano tra le braccia del papà.
Ciò non significa che l’uomo deve essere indifferente alla dura realtà della vita ….ma lo incoraggia ad avere fiducia di Dio Padre…….Padre che gli indica il vero cammino da seguire.
Le vesti….il cibo….sono tutte preoccupazioni che riempiono la mente degli uomini ….ogni giorno, tanto da non permettere di vedere ciò che conta realmente: CERCARE IL REGNO DI DIO.
E il Regno di Dio non è solo qualcosa di futuro….di lontano….a cui pensare…. “POI”…..il Regno di Dio è una dimensione interiore da costruire in noi fin da adesso, lasciando da parte tutto ciò che ci impedisce nell’ EDIFICARLO.
In noi deve crescere la fede e la totale FIDUCIA in Dio Padre buono, perché egli, ….come veste i fiori nei campi e sfama gli uccelli del cielo, provvederà a noi per ciò di cui abbiamo bisogno, purchè sappiamo abbandonare ogni desiderio di POSSESSO per lasciarsi colmare solo di LUI.
Quando sapremo guardare a ciò che conta e lasciare da parte ciò che non ha valore?
Dio ci chiede di fidarci di LUI, e questo significa porre la nostra ricerca e la nostra vita orientata verso l’eternità, verso ciò che è pienezza dell’essere, lasciando ai margini le cose del mondo che sono solo MEZZI e non FINI del nostro vivere.
Noi non possiamo allungare….. neppure di poco….la nostra esistenza, perché essa non deriva da una nostra decisione…..né è il risultato di un nostro sforzo……ma è un DONO, …….uno straordinario DONO che il Padre ci ha fatto.

CANTO

SILENZIO (8 min.)
4) LETTORE (Elide):
“Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.”

Chi si preoccupa e si affanna è per Gesù una persona «di poca fede», con un aggettivo che nel vangelo secondo Matteo risuona molte volte come rimprovero sulle sue labbra (cfr. Mt 8,26; 14,31; 16,8; 17,20).
Chi invece si abbandona fiduciosamente al Dio narrato da Gesù Cristo, non si inquieta, non si preoccupa perché si riconosce destinatario dell’amore di Dio: il Padre infatti «sa ciò di cui abbiamo bisogno» e, come si prende cura degli uccelli del cielo e dei gigli del campo, così «fa molto di più per noi».
Gesù non fa l’elogio dell’imprevidenza o del provvidenzialismo irresponsabile. No, egli invita i suoi discepoli a impegnarsi, a lavorare, ma con quell’atteggiamento sereno di chi è certo che agli occhi di Dio «la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito».
Gesù ci invita a non porre la fiducia nel nostro agire ma di «gettare in Dio ogni affanno», di non lasciarci travolgere di fronte alle inevitabili preoccupazioni che la vita porta con sé, ma di cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto sarà donato da Dio in sovrappiù».
L’uomo di oggi, preoccupato e ansioso, ha bisogno di vedere discepoli di Gesù che vivono gesti di fede autentica e si affidano giorno per giorno, nella fatica e nella gioia, a Dio che sentono e amano come Padre. Ha bisogno di famiglie che vivono nella fiducia della provvidenza del Padre che ha cura di tutti i suoi figli. Ha bisogno di una comunità credente non in ansia per il domani, ma tutta protesa a incontrare Gesù, il Regno di Dio presente qui e oggi nella storia, per costruire una nuova umanità.

CANTO

SILENZIO (8 min.)

5) LETTORE (Caterina):
“Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.”

GESU’ CI FA CAPIRE CHE LA MISURA DELLA FEDE E’ L’OGGI, L’OGGI DI DIO: “NON PREOCCUPATEVI DEL DOMANI, PERCHE’ IL DOMANI SI PREOCCUPERA’ DI SE STESSO. A CIASCUN GIORNO BASTA LA SUA PENA”. NON DOBBIAMO PREOCCUPARCI PER IL FUTURO MA IN OGNI MOMENTO DELLA
NOSTRA VITA DOBBIAMO FARE LA VOLONTA’ DI DIO IN MODO DA NON VIVERE PIU’ IN FUNZIONE DI NOI STESSI, MA IN FUNZIONE DI DIO, NON CONTANDO PIU’ SUDI NOI MA ABBANDONANDICI A LUI. NON SI TRATTA DI STAR SENZA FAR NIENTE, SPERANDO TUTTO DA DIO. MADI DIVENTARE PIU’ SERENI E PIU’ SOBRI. E ALLORA MOLTE MANIE APPARIRANNO PER QUELLO CHE SONO: ILLUSIONI VERE E FALSI BISOGNI.
IL DOMANI E’ DI DIO NON CI APPARTIENE, RIMETTIAMOLO A LUI. IL MOMENTO PRESENTE E’ UN PONTE FRAGILE, SE LO APPESANTIAMO CON I DISPIACERI DI IERI E CON L’INQUIETUDINE DI DOMANI, IL PONTE CEDE E TU NON PUOI PASSARE. PREOCCUPARSI PER IL DOMANI E’ FORZA SOTTRATTA ALL’OCCUPARSI DI OGGI.
DIO CI PERDONA IL PASSATO E CI DONA IL FUTURO, VIVIAMO L’OGGI IN COMUNIONE CON LUI.
L’UNICA PREOCCUPAZIONE PER CUI E’ LECITO “AFFANNARSI” E’ CERCARE IL REGNO DI DIO E LA SUA GIUSTIZIA. UN REGNO CHE E’ LA FAMIGLIA DI DIO, DI CUI TUTTI FACCIAMO PARTE COME
SUOI FIGLI AMATI ED IN CUI LE RELAZIONI SONO SANE, SOLIDALI, FRATERNE, GIUSTE. E’ PROPRIO VIVENDO LA DIMENSIONE DEL REGNO CHE RENDIAMO SEMPRE PIU’ PRESENTE LA PROVVIDENZA DI DIO. SPERIMENTANDO LA CURA E L’AMORE DEL PADRE POSSIAMO TRASMETTERLA AI FRATELLI ED IN QUESTO MODO CI FACCIAMO PROSSIMO.
SE RIMANIAMO DIETRO LE NOSTRE SICUREZZE PER PAURA DI PERDERLE LA PROVVIDENZA NON PASSA; SE INVECE CI APRIAMO ALGLI ALTRI ABBASSANDO LE NOSTRE DIFESE, IL REGNO CRESCE E SI CONSOLIDA. QUESTA E’ LA VERA PREOCCUPAZIONE SULLA QUALE POSSIAMO INVESTIRE:
ESSERE NOI STESSI “PROVVIDENZA” MANDATA DA DIO PER I FRATELLI E LE SORELLE, TUTTO IL RESTO CI SARA’ DATO IN AGGIUNTA.

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